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Mar 20, 2019 275times

E' on-line il numero 1 - 2019 di Bricks

E' uscito il nuovo numero di Bricks "Coding e didattica: dalla scuola dell'infanzia alle superiori", 1 - 2019: http://www.rivistabricks.it/2019/03/15/n-1-2019-coding-e-didattica/.

E' on-line il numero 1 - 2019 di Bricks Redazione BRICKS

dalla presentazione di Pierfranco Ravotto:

E’ un movimento a livello internazionale quello che, da alcuni anni, propugna l’inserimento del coding nei piani di studio sin dai primi anni scolastici. Si dice “coding” ma si intende “pensiero computazionale”, computational thinking: non l’atto specifico di scrivere linee di codice ma il complesso delle attività che partono dall’analizzare un problema, comprendono la progettazione di una soluzione e la sua implementazione in un linguaggio (tendenzialmente, ma non necessariamente, in un linguaggio comprensibile da un computer), e si concludono con le operazioni di verifica e collaudo; o meglio non si concludono perché da lì, con il “miglioramento”, riparte il ciclo. 

E’ un movimento che nasce da lontano, dall’idea di Seymour Papert e dal suo LOGO (1967), linguaggio di programmazione creato per i bambini, e che negli ultimi anni è cresciuto con un famoso articolo di Janette Wing (2006), con lo sviluppo di Scratch (2006) da  parte del Lifelong Kindergarten del MIT Media Lab, guidato da Mitchel Resnick, con CoderDojo (2011), con Code.org (2013), Computing at School (UK) - qui  la versione italiana della loro Guida, Computational thinking - A guide for teachers, a cura dell’ITD-CNR-, in Italia con Programma il futuro, con azioni del PNSD e, soprattutto, con l’impegno - a volte collettivo, a volte isolato - di migliaia di docenti. E’ un movimento che, mentre promuove e sostiene iniziative concrete di introduzione di attività di computational thinking nelle scuole, pone a livello politico la richiesta che venga inserito formalmente e organicamente nei curricoli scolastici. Un recentissimo appello in questo senso è contenuto in questo documento UNESCO: Paris Call: Software Source Code as Heritage for Sustainable Development (febbraio 2019). Al punto 18, fra le richieste a tutti gli Stati membri, c’è quella di “integrare i fondamenti scientifici del computing/informatica nell’educazione generale di tutti i cittadini”.

Perché proporre il pensiero computazionale a tutti gli studenti fin dalla più tenera età? Per diversi buoni motivi che riassumerei così:

  1. Il metodo alla base dell’informatica - analizzare un problema, inventare una soluzione, verificarla, comunicarla in modo tale che un’altra persona (o una macchina) possa eseguirla - è trasversale e applicabile in qualsiasi campo. Quindi è un elemento di formazione di base per tutti.
  2. In particolare tale metodologia è funzionale a tutte le discipline scientifiche, quindi fornisce un contributo a tutte le discipline STEM.
  3. Se gli aspetti di analisi del problema, di traduzione in linguaggio e di testing rafforzano il pensiero scientifico, l’inventare una soluzione è elemento di creatività. Proporre agli studenti attività di coding - dallo storytelling alla creazione di videogiochi, dalla soluzione di problemi matematici allo sviluppo di App - serve a stimolarli sul piano della creatività.
  4. In un mondo sempre più pervaso dalle tecnologie digitali, capire come funzionano i computer è parte integrante della competenza digitale quale una competenze di cittadinanza.
  5. Infine, l’introduzione di elementi di informatica per tutti è un potente strumento di orientamento nei confronti delle discipline informatiche. E in un momento in cui le aziende a livello europeo lamentano la carenza di specialisti nel campo informatico e le analisi preannunciano che una tale carenza non diminuirà ma crescerà, favorire l’orientamento in tale direzione è un servizio allo sviluppo e all’occupazione.

Di coding nella scuola abbiamo già parlato nel numero dedicato alla robotica educativa, in quello sulla didattica  dell’informatica, e in tanti articoli che avevano un altro tema ma in cui il coding era lo strumento utilizzato. Ci torniamo, ancora una volta con tante esperienze sul campo e con qualche riflessione teorica. Le esperienze spaziano dalla scuola dell’Infanzia alle Secondarie di 1°  e 2° grado a realtà esterne come le biblioteche, sono condotte da docenti nell’ambito delle proprie materie o da docenti e altri volontari in orari extra-scolastici, sono iniziative singole che hanno coinvolto gli studenti di una classe o fanno parte di iniziative a livello regionale che hanno coinvolto migliaia di ragazze e ragazzi.

E’ la ricchezza che ci forniscono sempre i nostri autori!

 

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